
allego il comunicato stampa
"La nuova stagione dell'Autonomia? Credo che debba fondarsi su basi nuove. La più importante riguarda i modi e i luoghi della riflessione: non possiamo più basarci sulle intuizioni del singolo, ma sull'apporto di tutti. L'Autonomia del futuro non è l'Autonomia degli eletti, ma l'Autonomia dei cittadini". Il Presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti commenta così le dichiarazioni del governatore Dellai, che ha lanciato la proposta degli Stati Generali dell'Autonomia.
"Condivido in pieno la necessità di aprire un percorso di confronto tra tutti i trentini, per costruire insieme il futuro del nostro territorio: questa operazione avrà tanto più forza quanto più riuscirà ad essere coinvolgente e aperta. Dobbiamo passare da un modo di operare unidirezionale, dall'alto verso il basso, ad un'azione di governo orizzontale e cooperativa: se l'Autonomia è patrimonio di tutti, tutti hanno il diritto di partecipare alla sua definizione. Devo dire che non userei la definizione di Stati Generali", commenta il presidente del Consiglio. Parlerei piuttosto di Assemblea, se vogliamo rimanere vincolati ai riferimenti storici. Ma guardiamo al futuro, e le questioni terminologiche non sono importanti".
"Abbiamo la necessità di viaggiare insieme, anche a livello istituzionale. L'Autonomia non ha una sola gamba, la Giunta, ma ne ha almeno tre: il Consiglio provinciale, la Giunta, la commissione dei Dodici. E ne aggiungo un'altra: la Regione, illustre assente da ogni riflessione, che invece dovrà avere un ruolo fondamentale nel nostro futuro, soprattutto in una proiezione transnazionale, in una dimensione europea".
Il presidente Dorigatti preferisce non affrontare il presunto stato di assedio cui sono soggette le autonomie speciali. "Il governatore ha detto che dobbiamo rivolgerci ai nostri amici? Io credo che sia il caso di uscire rapidamente da questa logica: l'Autonomia non ha amici o nemici, ha solo delle profonde ragioni che non basta rivendicare, ma che vanno spiegate e dimostrate con i fatti. La prima ragione è il buon governo: perché non basta più aggrapparsi ai patti internazionali e agli accordi post-bellici, ma bisogna avere la forza di dire che la nostra specialità è uno strumento per governare bene il territorio, non il fine ultimo delle genti trentine".
"Oggi lo spirito dell'Autonomia è debole, come è debole la percezione del suo significato e delle sue funzioni", prosegue il presidente. "E' arrivato il momento di invertire la rotta: i pilastri su cui il Trentino si è sostenuto fino ad oggi- grande disponibilità di risorse, sviluppo urbanistico impetuoso, onnipresenza dell'ente pubblico- non reggono più".
Secondo il presidente Dorigatti non è più possibile limitarsi alla sola diagnosi. "Dobbiamo intervenire con proposte di cura efficaci e condivise, che riportino il Trentino alla sua funzione di laboratorio politico e sociale all'avanguardia in Italia e in Europa". La road map che propone ha una direzione precisa: "E' necessario elaborare un pensiero alto, ma partendo dal basso. Penso ad una squadra di donne e uomini di grande spessore -storici, giuristi, sociologi, economisti, non necessariamente trentini- che elaborino delle indicazioni strategiche: queste diventeranno le coordinate su cui aprire il confronto con tutti i trentini, in modo capillare. Penso a delle Assemblee diffuse sul territorio, in ogni valle, e ad un momento di sintesi finale. Partiamo subito, senza presunzioni: gli esiti non possono essere dati per scontati, è questo il bello del ragionare insieme

