
allego l'articolo dell'Ufficio stampa del Consiglio provinciale.
Auschwitz - Birkenau - Il freddo ha fatto capire, ancor più delle parole, ai 470 ragazzi trentini venuti quassù in questo tragico luogo cosa accadde qui, dall'8 ottobre del '41 al 27 gennaio del '45 quando queste baracche e queste tetre costruzioni circondate da filo spinato, torrette, e una pianura immersa in una luce livida, erano i campi della morte. I giovani hanno seguito con attenzione, con encomiabile attenzione, le spiegazioni delle guide polacche. Hanno passato più di sei ore, con una temperatura che è arrivata ai -17, immersi nel dramma indescrivibile di questa vera e propria industria dell'annientamento. Dove la potenza della scienza si è unita al suo contrario: all'ideologia del dominio, del potere per il potere, del disprezzo del diritto, di ogni diritto compreso quello alla vita.
I morsi del freddo si sono fatti sentire e loro si sono chiesti come qui donne, anziani, giovani come loro, anche più giovani, anche bambini, abbiamo potuto sopportare in "pigiama a strisce" inverni come questi. Affamati, malati, scalzi, torturati, terrorizzati. Senza più una dignità, quindi una personalità. Le testimonianze di chi cadde in questo inferno lette dai giovani attori sui gradini di alcuni di questi edifici (quelli in muratura di Auschwitz uno e le baracche di Birkenau che dista ad un paio di chilometri ed molto più grande) ancora carichi del senso di morte sono sembrate davvero concrete, presenti qui e ora.
Nella mente la domanda martellante: come hanno fatto? Come hanno fatto a cadere in una tale catastrofe etica i carnefici e come hanno fatto le vittime a sopportare. Solo il freddo, per uno come noi, sarebbe stata una tortura insostenibile, ma allora non c'era solo l'inverno da passare con addosso un pezzo di stoffa logora e lercia, c'era la fame, c'erano le malattie, le umiliazioni, le botte, le fucilazioni. Le camere a gas. Ad Auschwitz uno le cataste di bidoni di Zikon - B, il gas disinfettante diventato mezzo di sterminio di massa, sono lì a fare da testimoni; il forno crematorio rimasto, le lugubri contabilità degli "eliminati": in maggioranza ebrei e polacchi, ma anche russi, zingari, diversi di tutti i tipi. E poi le montagne di capelli, di oggetti quotidiani appartenuti agli internati, le valige. Le fotografie di volti sconvolti....
Una storia complessa che va studiata e approfondita. Che è stata studiata e approfondita da moltissimi uomini di cultura dal '45 ad oggi, raccontata da superstiti (il nostro Primo Levi tra tutti) ma che non ha mai trovato una spiegazione definitiva. Un perché netto di tutto ciò non c'è. Ma di sicuro, questa è stata una delle riflessioni fatte dal presidente del Consiglio, Bruno Dorigatti, che è venuto a Auschwitz - Birkenau con i ragazzi del Treno della Memoria, una delle cause è stato il fallimento della democrazia, la vittoria del totalitarismo sulle istituzioni democratiche. La crisi democratica di un Paese civilissimo come la Germania ha aperto le porta alla perversione delle idee arrivata fino all'assassinio di massa.
Auschwitz non si può descrivere.
Bruno Dorigatti è partito con il Treno da Trento giovedì pomeriggio, ha viaggiato con i ragazzi, condiviso le loro emozioni, parlato con loro. E, naturalmente, ha trascorso, domenica 29 gennaio, le ore della visita ai campi assieme a loro. Come uno di loro ha scelto un volto e un nome tra le tantissime foto degli internati (tutti morti) poste in un lungo corridoio di uno degli edifici del campo e lo ha scritto su una striscia di seta. Come i ragazzi, all'inbrunire, alla fine della visita a Birkenau ha letto il nome di un uomo, morto quassù nel '42: "Stanislav Rybila io ti ricordo"...Un nome tra il milione e mezzo di nomi delle persone uccise e morte di fame e freddo qui in questa spianata frustata dal vento gelido che la fa apparire ancora più irreale. Un'immensa pianura che affascina (particolarmente noi gente abituata ad avere gli orizzonti tagliati dai monti) e che, nella parte più tragica, nel bosco dove sorgevano i forni crematori, che vennero fatti saltare nel autunno del '45 durante una rivolta nel campo sostenuta dalla resistenza polacca, è addirittura bella. Anche in pieno inverno le betulle, piantate dai tedeschi per nascondere i forni più grandi, esprimono la loro bellezza nobile.
La democrazia va difesa.
"Questo luogo, l'esperienza che abbiamo fatto oggi, - ha detto Dorigatti ai ragazzi- devono farci capire che la democrazia va difesa. Che la democrazia e la libertà non vanno date per scontate! Non dobbiamo dimenticare che queste mostruosità potrebbero ritornare."
La visita al Ghetto di Cracovia.
Sabato 28 gennaio il Presidente, sempre con gli studenti che hanno preso parte al Treno della Memoria, ha visitato il Ghetto di Cracovia (Getto in polacco), l'antico quartiere ebraico di Kazimierz, altra perla della splendida città polacca, e quello creato nel '41 dagli occupanti nazisti dall'altra parte della Vistola (era circondato da mura che avevano la forma delle tradizionali tombe ebraiche) nel quale vennero rinchiusi i 60 mila ebrei di Cracovia che, nella primavera del '43, vennero deportati a Belzec ed a Birkenau. Prima del primo settembre del '39, giorno in cui i nazisti invasero la Polonia, la comunità israelita dell'antica capitale polacca era composta da 75 mila persone: oggi a Cracovia vivono cento ebrei.
articolo di Bruno Zorzi

