
Da oltre due anni il nostro Paese vive una fase di recessione che ha inciso con forza sul mondo del lavoro: la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è cresciuta a ritmi impensabili, e solo con il continuo intervento degli ammortizzatori sociali si è riusciti a mitigare lievemente le conseguenze più gravi. Mitigare, nulla di più, perché nel contempo il sistema economico è rimasto bloccato e ancora non si scorgono segnali di ripresa: senza sviluppo, senza crescita, il sistema di welfare- già per molti versi debole e superato- non reggerà a lungo.
Lo Stato e le amministrazioni locali devono risolvere, nel contempo, l'enorme problema dei conti pubblici: un debito di proporzioni eccessive e una spesa fuori controllo. Con sciagurato ritardo, chi governa è chiamato ora a dare risposte tempestive e non rinviabili: e di fronte a questa terribile sfida, emergono tutte le debolezze e le storture della politica. Tempi lunghi, strumentalizzazioni che prevalgono sulle ragioni, risposte deboli e incerte a problemi pressanti ed emergenziali. Un pessimo spettacolo offerto ad un Paese che attende con ansia soluzioni rapide che diano una nuova e migliore prospettiva all'intera società.
Molti hanno però perso la fiducia: lo scollamento tra la società e il sistema della rappresentanza politica è sempre più accentuato. Soprattutto i più deboli, quelli che più avrebbero necessità di attenzione e che per primi chiedono un impegno concreto per risolvere i problemi, di fronte agli incomprensibili giochi della politica fanno un passo indietro. Il motivo è evidente: è proprio ai meno rappresentati che oggi viene chiesto lo sforzo maggiore per il risanamento dei conti pubblici. Una scelta non solo iniqua e profondamente crudele, ma scellerata e irresponsabile: siamo chiamati oggi a garantire maggiore, non minore equità; siamo chiamati a colmare i solchi che dividono i cittadini, non a crearne di nuovi e più profondi.
La società è in fermento: le autonomie locali si difendono da continui e ingiustificati attacchi, le associazioni economiche criticano misure deboli e recessive, i sindacati sono in stato di mobilitazione. Talvolta uniti- come sarebbe sempre auspicabile- talvolta separatamente, tutte le forze sociali premono perché si mettano in campo politiche serie per la crescita e lo sviluppo del Paese. E' compito delle Istituzioni farsi carico di queste domande: è obbligo della politica dare immediate risposte.
Martedì molti lavoratori sciopereranno contro una manovra finanziaria particolarmente dura per i ceti sociali più deboli: il mio cuore mi porterebbe a partecipare al corteo, ma il mio ruolo istituzionale mi impone una condotta diversa, nel pieno rispetto dell'Istituzione che rappresento e di tutte le forze politiche. Il modo migliore per essere dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, nel ruolo che provvisoriamente ricopro, è quello di mettere al centro dell'agenda politica i temi del lavoro, dei diritti, dell'equità sociale: è un dovere mio e di tutti quelli che hanno l'onore di rappresentare i cittadini nelle Istituzioni.
Bruno Dorigatti
Preciso che i miei disappunti verso gli scioperi si riferivano solo per il Trentino e per l'Italia in generale; ovviamente per gli Stati del nordafrica si tratta di movimenti popolari che sovvertono le dittature, e nei casi europei di un incisivo dissenso popolare che trova la sua efficacia nella durata delle manifestazioni, anche di molte settimane.
Visto che riconosci anche tu i problemi del sindacato, e dato che la politica ha stretto nel tempo collaborazioni per migliorare le condizioni dei cittadini (e nello specifico, di cittadini lavoratori), spero che tu possa dare un contributo nel Trentino per sensibilizzare ulteriormente i sindacati a lavorare includendo il fattore della meritocrazia nelle loro attività di contrattazione con le aziende.
Apprezzo la tua umiltà nell'accettare confronti e parteciparvi con entusiasmo, come del resto fai anche nelle altre attività.
Continua così!
Rocco
Il partito ha un ruolo diverso, nel nostro sistema democratico: è (o meglio, dovrebbe essere) il cuore della rappresentanza politica, il costruttore di senso comune, l’elemento di raccordo tra società e istituzioni e tra i diversi livelli istituzionali. In questo momento di grande crisi di credibilità della politica, c’è bisogno di pensare per i partiti un ruolo nuovo e più dinamico: senza nostalgie, consapevoli che un partito di deve costruire nella realtà, nella società, non in astratto.
Per quanto riguarda il mio cuore, non è rimasto chiuso nel sindacato: continua a battere anche in questa nuova esperienza, in questo nuovo impegno che affronto. Sto imparando giorno per giorno la difficoltà del lavoro nelle Istituzioni, ma- nella piena consapevolezza dei limiti- ne apprezzo anche la ricchezza, e faccio il possibile per renderle il più possibile migliori e meno autoreferenziali. A volte sbagliando, ne sono certo: proprio per questo ho bisogno di un continuo confronto, anche critico.
Buon lavoro a te!
Bruno
Quello che finora ho imparato, sia sulle mie cognizioni che sulle mie brevi esperienze, è che il sindacato vuol difendere a tutti i costi i diritti dei lavoratori, senza andare ad indagare o preoccuparsi se fra questi ci siano anche dei lavoratori che non fanno bene il proprio dovere, o che falsificano i rimborsi spese, che fanno i furbetti assenteisti o che vedono il sindacato come un covo di nullafacenti in cui trovare un riparo, mentre il partito si occupa di far quadrare non solo i diritti ma anche i doveri dei cittadini.
Per questo motivo, che ritengo sia il più saliente, ho deciso di dedicare delle energie in un partito anziché in un sindacato.
Riguardo le motivazioni che spingono a organizzare e partecipare ad uno sciopero, ritengo che i cittadini possano esprimere diversamente il proprio dissenso verso scelte istituzionali attraverso la raccolta di firme o altri gesti che sono equiparati a mettere un rametto alla volta per ottenere un fuoco più efficace e duraturo, rispetto ad una presenza in piazza per qualche ora che probabilmente ha più un impatto visivo/uditivo per qualche momento e colpisce la "pancia" dell'opinione pubblica, lasciando però che questo fuoco di paglia si spenga subito dopo....
Rispetto ma non condivido, e questa mia opinione è frutto di anni di osservazione e di meditazione riguardo fenomeni che inducono un gruppo di lavoratori a scioperare. Capisco che a volte può essere un'estremo atto di protesta, ma è anche vero che purtroppo dietro agli scioperi ci sono interessi di altre persone che vorrebbero raggiungere obiettivi paralleli
(cfr. http://mascellaro.it/node/52927).
Sono deluso nell'aver constatato che nel lavoro del sindacato non esiste il parametro della meritocrazia, della serie: "difendo i diritti dei lavoratori nella stessa misura in cui esercitano correttamente i propri doveri", ma che invece si faccia di tutta l'erba un fascio, perché altrimenti i numeri della contrattazione non sono più allettanti e perché poi si rischia di dividere i lavoratori...
Bruno, visto che hai già attraversato i vari gironi con ruoli anche determinanti, ti chiedo di illuminarmi e di esprimere la tua opinione sulle differenze fra sindacato e partito.
Ti auguro di arrivare un giorno a svolgere il tuo ruolo Istituzionale non solo con la mente ma anche con il cuore, visto che quest'ultimo a tuo dire ce l'hai ancora per il sindacato ;-)
Ciao e buon lavoro!
Era naturale che prendere una carica onorifica come quella della Presidenza non ti dava la possibilità di incidere sulla politica Trentina.

