nessuno può restare indifferente davanti al dramma della guerra e alle sue tragiche conseguenze. La questione dei profughi e dei migranti, in particolare, è un'urgenza che riguarda la società nel suo complesso, non solo le istituzioni e i soggetti direttamente interessati all'accoglienza: per questo motivo la vostra lettera ha un grandissimo valore, essendo l'esplicita dimostrazione del senso di responsabilità che anima la società trentina in questi momenti di difficoltà.
Ho parlato di urgenza, non di emergenza: come ci ricorda l'Europa, altri Paesi - e l'Italia stessa, al tempo dei conflitti nei Balcani - sono stati in grado di gestire con efficacia e serietà l'arrivo di un numero ben maggiore di donne e uomini in fuga dalle zone di guerra. Abbiamo a che fare con persone che cercano pace e solidarietà: la vera emergenza è quella da cui fuggono, non si può affermare- come purtroppo spesso si tende a fare- che sia quella che si determinerà qui in Trentino, a meno che non abbiamo perso del tutto il senso delle proporzioni. Certo si devono garantire le condizioni perché il piano di accoglienza si riveli efficace e non leda i diritti di nessuno, cittadini italiani e migranti: ma la sicurezza deve essere un obiettivo del piano, non un pretesto per rinunciare a concretizzarlo.
Il Trentino è un territorio capace di dare adeguata accoglienza a quanti chiedono aiuto, in nome dell'umana solidarietà e della responsabilità che ci lega alle altre regioni italiane. Le istituzioni locali, dalla Provincia ad ogni singolo comune, hanno già in passato dato dimostrazione di essere in grado di rispondere a questo genere di bisogno. Ma- mi sia permesso il gioco di parole- questo non può essere un problema della protezione civile, ma di tutta la società civile: il mondo della cooperazione, la rete dell'associazionismo e del volontariato, il terzo settore- cioè gli elementi che rendono solido il nostro tessuto sociale- non si tireranno indietro e dimostreranno che in queste circostanze emerge la vera forza di una comunità.
Dal canto loro, le istituzioni devono garantire un intervento concreto e puntuale: il Consiglio provinciale ha aperto per tempo la strada del confronto costante con la Giunta, il cui Presidente ha già avuto modo di intervenire in aula per esporre all'Assemblea legislativa impegni e iniziative in materia. Questo diretto interessamento del Consiglio va proprio nel senso da voi auspicato: responsabilità istituzionale su una questione di portata nazionale, che necessita di interventi particolari e di un solido rapporto tra tutte le istituzioni, locali e nazionali. Non ce ne laveremo le mani, così come saprà fare l'intera società trentina.
Ringraziandovi ancora per l'impegno, vi saluto e vi auguro buon lavoro!
Bruno Dorigatti"
Leggi la lettera del Comitato "Non laviamocene le mani!"

