Verso l'Euregio, percorsi comuni legati alla storia
venerdì, 6 maggio 2011
Finalmente la tanto attesa approvazione del Governo all'avvio delle attività del "Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale" (GECT) è arrivata. L'Euregio, dopo aver a lungo rullato sulla pista dell' incertezza, può adesso decollare, quale primo esperimento in Italia di un modello regionale di cooperazione transfrontaliera.

 

L'atto firmato a Roma è infatti il presupposto giuridico per dare piena operatività a quella collaborazione fra territori di confine che rappresenta la nuova frontiera dell'Europa delle Regioni e dei Popoli, anziché dell'Europa delle burocrazie e dei nazionalismi.

Quest'ultima è infatti una visione che pare oggi sempre più inadeguata a reggere la complessità delle sfide che il vecchio continente si trova a dover affrontare, davanti ai mutamenti repentini degli scenari geopolitici mondiali, mentre il modello euroregionalistico ha forse tutti i requisiti per diventare, fortunatamente, altro.

Si tratta cioè di mettere a regime sinergie e percorsi comuni, legati dal filo rosso della Storia, ma anche ulteriormente stretti da interessi simili, se non addirittura identici; da economia integrate ed integrabili; da un "identico sentire" culturale e da quant' altro favorisce l'incontro ed il dialogo.

Ritengo però particolarmente significativo questo passaggio, perché contribuisce a chiudere in maniera definitiva la grande frattura generata dai nazionalismi, che aprirono le porte al dramma della guerra, con le conseguenze incalcolabili che la stessa a sua volta generò.

All'Europa dell' odio etnico, delle ideologie nazionaliste, di certi regionalismi sfrenati, del nefasto risorgere dell' antisemitismo, ma anche e soprattutto dell' omologazione verso il basso derivante dalla globalizzazione, proviamo a contrapporre, con fatica e dentro tutti i limiti dell' agire umano, un' idea di Europa che si fondi sulla comprensione e sui molti temi che uniscono, anziché sulle sempre meno questioni che dividono.

Certamente il GECT non è la risposta ad ogni male. Anzi. Esso rappresenta soprattutto una sfida. Una sfida contro l'immobilismo burocratico; contro le gelose conservazioni dell'esistente; contro le nostalgie del " buon tempo andato" e contro le letture folkloristiche della Storia. Una sfida, a ben vedere, che chiama tutti all'assunzione di un nuovo senso di responsabilità, perché un fallimento di strumenti come quello del GECT significa dichiarare anche il fallimento delle autonomie ed in particolar modo di quelle speciali.

Le insidie alle quali sono esposti i modelli autonomistici come il nostro, sono sotto gli occhi di tutti, a partire dall'attuale vicenda del rinnovo della concessione autostradale all' A22, rispetto alla quale non si può non condividere il punto di vista di chi difende le nostre prerogative territoriali ed una lunga tradizione di buon governo delle risorse pubbliche. Costruire allora l'Euregio servirà anche a questo, ovvero a fortificare l' impianto autonomistico contro ogni tentazione centralistica e statalista.

In occasione della recente seduta del "Dreierlandtag" ho però richiamato l' attenzione sul rischio, in tali contesti, dell' eccesso di parole e della scarsa conseguenza concreta che alle stesse viene data. Non è un esercizio di comoda retorica, bensì la constatazione dei limiti di un certo modo di agire, perché organismi come il GECT funzionano solo se ci si crede fino in fondo e ci si adegua alle modernità che essi introducono, nella vita quotidiana come nei rapporti istituzionali.

E' quindi con una certa trepidazione che attendiamo l'operatività del GECT, per misurare anche la nostra capacità di camminare, insieme, dentro il futuro dell'Europa e del mondo.

Bruno Dorigatti
Presidente del Consiglio provinciale

(Editoriale sul Trentino di venerdì 6 maggio 2011)

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