Omaggio alla memoria di Giannantonio Manci
lunedì, 18 aprile 2011
Oggi alle 11.00, la sala dell'Aurora di Palazzo Trentini ha ospitato la cerimonia di consegna dell'aquila di San Venceslao alle figlie di Giannantonio Manci, in memoria della figura dell'eroe della resistenza trentina e primo presidente del comitato di liberazione nazionale.

 

(da www.consiglio.provincia.tn.it)

"Riaffermare quei fondamenti di antifascismo sui quali poggia l'impianto costituzionale e democratico del nostro Paese e l' intero assetto dell' autonomia trentina". Con questa motivazione il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti ha spiegato stamani a Palazzo Trentini le ragioni della cerimonia, da lui introdotta e promossa insieme alla Fondazione Museo storico e all'Anpi - Associazione partigiani del Trentino, in onore di Giannantonio Manci, eroe della resistenza al nazifascismo nel nostro territorio. Il presidente ha rivolto in apertura un "deferente ricordo a questa luminosa figura", rappresentata, in una gremita Sala dell'Aurora, dalle figlie Giulia, Annamaria e Giovanna, alle quali è stata poi consegnata l'Aquila di S. Venceslao, il più alto riconoscimento e simbolo dell'autonomia, riprodotta in sole 99 copie.

Dopo aver sottolineato come l'iniziativa si collochi non a caso in prossimità del 25 aprile, anniversario della resistenza, Dorigatti ha riassunto il percorso formativo, la militanza politica "orientata in senso garibaldino e mazziniano" e gli ultimi anni della vicenda di Manci, che nel settembre del 1943 diede vita al Comitato di liberazione nazionale di Trento insieme ad Ottolini, Pincheri, Disertori, Bacchi e de Unterrichter. Durante l'occupazione nazista una "vile delazione" ne causò l'arresto e il 28 giugno 1944, in seguito alle torture subite durante gli interrogatori dei tedeschi, Manci morì gettandosi da un finestra del Comando della Gestapo a Bolzano.
Immediato il collegamento all'attualità. "Viviamo purtroppo - ha proseguito il presidente del Consiglio - in un tempo in cui si vagheggia, anche con solitaria voce, la progressiva cancellazione della storia, auspicando pacificazioni strumentalmente postate sul friabile terreno della mistificazione. Ma - ha osservato - è l'esempio coraggioso di quella straordinaria stagione resistenziale la risposta a certe fantasiose e recenti ipotesi. La Resistenza, in ogni sua forma, è infatti il bagaglio indispensabile per scongiurare, al contempo, l'incombente pericolo del riapparire dei lugubri fantasmi di un passato che non può e non deve ritornare". "La figura di Giannantonio Manci - ha concluso Dorigatti - raccoglie in sé le ragioni culturali, sociali e storiche dell'intero antifascismo Trentino di ieri e di oggi". Un antifascismo "intelligente e capace di coniugare culture e sensibilità diverse, nel nome degli ideali di libertà e democrazia". Di qui "la riconoscenza" che il Consiglio ha voluto esprimere a quest'uomo per conto dell'intera comunità trentina, attraverso la consegna ai familiari dell'Aquila di S. Venceslao.

Il presidente dell'Anpi Trentino Sandro Schmid, dopo aver chiesto alle figlie di portare il saluto alla sorella di Gannantonio, Viola (105 anni), ha citato alcuni pensieri tratti dai testi lasciati da Manci, la cui "avversione ad ogni dittatura" era animata da una "profonda istanza morale". "Si deve liberare l'Italia - scriveva - non solo dai fascisti ma anche dalla corruzione, dal compromesso e dagli equivoci politici". E ancora: "i lavoratori non debbono concedere nulla a transazioni con la monarchia e i conservatori".

Ad evidenziare la grande lezione non solo locale, ma nazionale ed europeistica di Giannantonio Manci è stato poi il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, che ha collegato questa figura al 150° anniversario dell'unità d'Italia. "Questo gesto di riconoscimento è significativo, perché nella sede della massima assemblea democratica della Provincia, sottrae il ricordo di Manci ad una attenzione ingiustamente attenuatasi nel dibattito politico pubblico e indica la maturazione di una nuova sensibilità". Ferrandi ha sottolineato come per riscattare l'idea di patria che abbiamo potuto recentemente festeggiato, Manci abbia sacrificato la propria vita. Quanto al nostro territorio egli si battè per evitare che il Trentino fosse ridotto a una provincia della Germania nazista e perché la nostra autonomia non fosse garantita dalla svastica. Infine l'Europa. Il direttore ha raccontato come dopo l'arresto di Manci, in una tasca del suo soprabito fu trovato il Manifesto di Ventotene, "documento straordinario nel quale gli stati uniti d'Europa non erano considerati un'utopia ma l'unica soluzione politica possibile per superare il nazifascismo e la guerra". "Per queste ragioni - ha concluso - oggi abbiamo bisogno di tornare a riflettere sugli ideali trasmessi da quest'uomo e auguro al presidente Dorigatti di interpretare il suo ruolo in funzione di questi valori".

Prima della consegna dell'Aquila, il presidente Dorigatti ha ripreso i concetti emersi dai due relatori ribadendo, a partire dalla figura di Manci, l'esigenza che l'autonomia del Trentino va rilanciata oggi all'interno di una visione europea. "Un'Europa delle regioni che non appaia ingessata e incapace di rispondere alle grandi sfide attuali e future". "Inoltre - ha aggiunto - il ricordo di Giannantonio Manci ci sollecita anche ad impegnarci per "recuperare i giovani alla politica, il che potrà avvenire solo riprendendo i grandi temi, cari a questa figura, della libertà, della giustizia e del lavoro".

La cerimonia è proseguita con la consegna alla più anziana delle tre figlie di Giannantonio Manci - Giulia - della prestigiosa Aquila di S. Venceslao cui si è aggiunta, fuori programma, la distribuzione a tutti i familiari, compresi i nipoti e i pronipoti, della tessera ad honorem dell'Anpi del Trentino.

"Questo riconoscimento alla memoria del nostro papà ci commuove e ci onora - ha detto ringraziando il presidente del Consiglio un'altra figlia, Annamaria - e siamo felici di come il ricordo di nostro padre sia oggi tenuto vivo per quel che ha fatto per il Trentino, l'Italia e l'unità europea".

 

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